lunedì 21 novembre 2016

Art &Books #12. I quadri di Hopper e i libri di Fannie Flagg [L'America che vorrei...]




Art &Books e' una rubrica ideata da Blog Expres con cadenza mensile dove si parla di libri ispirati ad un'opera d'arte oppure si parte da una mostra per arrivare ad un libro o un catalogo degno di nota!

               


Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere.
Edward Hopper

Second Story Sunlight (1960)

Buon lunedì lettori. Come è andato il vostro fine settimana?
Oggi non verrà pubblicata la rubrica "Chi ben comincia" perchè ci tenevo a condividere con voi alcune mie riflessioni sulla mostra di Edward Hopper al Complesso del Vittoriano che ho visto sabato e che mi ha lasciato senza parole! Sono rimasta davvero incantata di fronte alla maestria di un pittore americano, contemporaneo agli artisti della Pop Art, che però decide di raccontare un'altra America,
non quella del consumismo e della comunicazione di massa, ma un paese dove ancora si riesce ad ascoltare il rumore del vento. Sto parlando di Edward Hopper, un pittore che si è lasciato influenzare degli Impressionisti per assorbire la loro arte e dare vita ad uno stile pittorico unico, essenziale, con una luce di stampo cinematografico che ha a sua volta ispirato fotografi e registi come Alfred Hitchcock.
La scenografia della casa dove è ambientato "Psycho" si rifà al quadro "La casa vicino alla ferrovia" di Hopper.
La mostra ricostruisce la sua carriera pittorica attraverso 60 opere dagli acquarelli parigini agli scorci cittadini americani degli anni '50 e '60, passando per alcuni angoli newyorkesi fino ai suoi splendidi fari. Senza nulla togliere ai quadri d'ispirazione francese che sono semplicemente splendidi, ciò che personalmente mi ha incantato ed emozionato sono proprio i paesaggi americani.
Scorci di case illuminate da un sole che non scalda e immerse in un silenzio assordante, le tele di Hopper, come in un fotogramma, riescono a bloccare l'attimo e a renderlo eterno. In bilico tra voyeurismo e narrazione cinematografica, Hopper incuriosisce lo spettatore, aprendo le tende di una casa, mostrando personaggi di cui si ignora l'esistenza, ma che stranamente sentiamo come familiari e vicini...

Il suo realismo racconta l'inquietudine interiore, la calma apparente e la solitudine di esistenze sospese nel vivere quotidiano. Non mi sorprende affatto che le sue tele possano avere ispirato Hitchcock... I colori pastello, resi freddi da una luce di taglio, le case isolate, un faro abbandonato.... Nelle tele di Hopper tutto è misterioso eppure vero e concreto, come la vita in una tranquilla cittadina dell'Alabama, narrata da Fannie Flagg in "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop".... (La mia recensione del libro QUI)

Railroad Crossing (1922-1923)


Capita così che in un tranquillo pomeriggio romano, guardando un quadro di una casa americana, isolata e posta vicino ai binari di un treno, si venga travolti dai ricordi e una tela possa rievocare la storia letta in un libro.
Anche Fannie Flagg nei suoi romanzi descrive l'America degli anni '50 e '60, raccontando con un mix di ironia, amarezza e malinconia i sogni e la solitudine di personaggi perduti nel tempo...


La Mostra


Allora, se vi è venuta voglia di vedere dal vivo qualche capolavoro di Edward Hopper  c'è tempo fino al 12 febbraio 2017 per visitare la mostra dedicata al pittore americano al Complesso del Vittoriano di Roma.
Per maggiori info sulla mostra vi rimando al sito del museo QUI.


               


Per oggi è tutto!
Vi auguro una settimana luminosa e piena di attimi indimenticabili!
A presto!
Maria






2 commenti:

  1. Mi piacciono sempre molto le cover realizzate per i libri della Flagg! :)

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    1. E' vero! Sono deliziose e molto Vintage *-* A presto Maria

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